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Questa strana faccenda della salute

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Oggi ricorre la Giornata Mondiale della Salute.

Ammetto di aver sorriso quando l’ho scoperto. Abbiamo una giornata mondiale della Salute, eppure non siamo mai stati così distanti dal concetto che anima questa parola.

La definizione di “salute” per l’OMS è la seguente:

“Health is a state of complete physical, mental and social well-being and not merely the absence of disease or infirmity.”
“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solamente l’assenza di una patologia o di una infermità”

(Fonte: who.int)

Non sono il solo a scorgere la difficoltà di realizzazione di questo tipo di “salute”, che si avvicina invece per certi versi ad una possibile definizione di “felicità” (Fonte: ncbi ). Non so cosa ne pensi tu, ma questa definizione nasconde non poche difficoltà. Ti scrivo le prime che mi vengono in mente:

  • Siamo abituati a pensarci in salute solo quando “il corpo va bene”, ma si scopre che in realtà ci sono più elementi che costituiscono lo “stare bene”. L’OMS ci suggerisce oltre alla dimensione fisica anche quella mentale e sociale, ma intenderli come separati finisce per essere un errore: queste componenti sono connesse profondamente. Per come la vedo io, la divisione pura esiste solo nei libri di testo.
  • Come si capisce di essere in uno stato completo di benessere? C’è un limite oltre il quale non ci possiamo spingere? E se sì, dove si trova?
  • Che facciamo con questa storia delle malattie croniche? Sono in costante aumento, che si tratti di patologie cardiovascolari (patologie cardiache, ipertensione, ictus…), diabete, patologie respiratorie o neuro-degenerative (es. Alzheimer, Parkinson…). Significa forse che la salute sarà per sempre negata a queste persone?

Del resto, l’ultimo anno e mezzo ha portato con sé così tanti cambiamenti drastici, che stentiamo a riconoscere la nostra vita, figurarsi cosa possa essere la nostra salute. Siamo di fronte ad una emergenza, ad una pandemia, possibile che tutto questo abbia un suo peso?

Certo che ce l’ha.

Riporto tradotte qua le parole del dott. Richard Horton, capo redattore di una delle riviste più importanti del mondo in termini di ricerca, il Lancet:  “La natura sindemica della minaccia che stiamo affrontando richiede non solo che venga trattata la sofferenza, ma che vengano valutate urgentemente anche le inuguaglianze sociali sottostanti che le danno forma – povertà, alloggio, educazione e razza, che sono tutti potenti determinanti della salute… la Covid-19 è una emergenza sanitaria acuta-sul-cronico. La cronicità della crisi presente sta venendo ignorata a nostro rischio futuro.”

(Fonte: thelancet)

Come dire che piove sul bagnato.

Una soluzione potrebbe nascondersi in un cambio di prospettiva

In medicina sono stati mossi molti passi nella direzione di una comprensione più vasta di cosa significhino “salute” e “patologia”, come per esempio nella medicina sistemica (Fonte: medicinasistemica.it), nella psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI(Fonte: pubmed)  e nel framework sindemico (Fonte: ncbi, thelancet ). Nonostante i nomi molto diversi, sono tutte concordi nel considerare un cambio di approccio come necessario.

La salute smette quindi di essere un parametro fisso determinato da un “raggiungimento completo” o da una “assenza di patologia”, in favore di una capacità di adattamento alle richieste della vita di ciascun individuo.

Anche l’osteopatia, fin dai suoi primi passi, ha sempre proposto un radicale cambio di prospettiva.
Andrew Taylor Still, medico americano e fondatore dell’osteopatia, sul finire dell’800 perde tre dei suoi figli per meningite spinale, e poco dopo la figlia di polmonite.

Siamo in un momento storico delicato per la medicina: non è stata ancora scoperta la penicillina, la diagnostica per immagini (radiografie, per lo più) sta cominciando solo in quel momento ad affacciarsi; esiste la chirurgia in sedazione, ma senza poter controllare se nel frattempo il paziente operato rimanga in vita, o muoia… l’approccio dell’epoca si focalizza, insomma, in un tentativo senza fine di debellare ora questa malattia, ora quel morbo. Il medico cerca cosa non vada, applica quanto in suo potere per sconfiggere qualcosa che è dentro il suo paziente ma di cui vede solo gli effetti, e capisce ancora meno.

Andrew Taylor Still, medico americano e fondatore dell’osteopatia

E se fosse difficile parlare di salute perché troppo concentrati a guardare la malattia?

In un clima simile, il dottor Still decide di cambiare rotta. In seguito a decenni di studio e lavoro, elabora quella che sarà chiamata poi “Osteopatia”. Mi torna in mente qualcosa che si racconta fosse solito dire durante le sue lezioni:

“To find health should be the object of the doctor. Anyone can find disease.”
“Trovare la salute dovrebbe essere l’obiettivo del medico. Chiunque può trovare la malattia.”

Sembra un controsenso, lo so, ma risulta tremendamente attuale. Ciò che Still sta suggerendo, è che trovare la patologia/malattia non è sufficiente a restituire uno stato di salute alla persona. Per recuperare la salute, occorre cercare…la salute.

Il cambio di prospettiva si trova proprio in quella idea: la salute si cerca proprio perché è qualcosa di dinamico, sfuggente, ma che può emergere solo quando si inizia a considerare l’uomo con la patologia, non la patologia in sé stessa. Still entra a far parte di quei medici che smettono di considerare le persone come “malati”. L’attenzione del medico-osteopata occorre si mantenga più ampia del solo bagaglio di sintomi e segni ritrovati.

Il fondatore dell’osteopatia si rivolge ai suoi allievi perché imparino quale bussola utilizzare per orientarsi nello stare al fianco delle persone, ma trovo che questo pensiero si adatti anche a te che leggi; perché la salute è la tua, perché puoi fare la differenza tra essere un malato… o avere una malattia.

Quella che appare come la scoperta dell’acqua calda, porta con sé alcune considerazioni meno scontate, te le lascio qui per dare il mio piccolo contributo in questa ricorrenza:

  • La ricerca di un proprio stato di salute comporta uno sforzo attivo. Se non si ricerca quel potenziale presente in ciascuno di noi, questo non è affatto detto emerga e si mantenga in maniera stabile;
  • Cercare ed annullare qualsiasi sintomo, spia di situazioni problematiche, non comporta necessariamente il ritorno ad uno stato di salute;
  • Avere una malattia non implica necessariamente non poter tornare in salute: le patologie croniche possono essere mitigate, alleggerite, attraverso un percorso dove i professionisti che saranno al tuo fianco ti aiutino a compiere i passi che sceglierai di fare per riprenderti la tua condizione di benessere.

Voglio chiudere riportando le parole di un uomo che ho visto poco tempo fa per un dolore alla schiena ricorrente. Alla mia domanda su quale fosse il suo obiettivo per lavorare con me, mi disse semplicemente: “vorrei solo poter giocare a calcio nel giardino con mio figlio senza dovermi fermare per il dolore, anche se sono stanco per la giornata di lavoro”.

Questo è anche il mio ultimo consiglio: abbi chiaro cosa è davvero importante per te, perché è ciò che può spingerti a metterti in gioco in cerca della tua salute. 

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