Dolori mestruali: devi proprio tenerteli?

Quando chiedo a studio se ci siano problematiche o dolori in qualche parte del corpo ad una donna, generalmente i dolori mestruali (in gergo medico chiamati dismenorrea) non vengono quasi mai riferiti. Inizialmente non ne capivo il motivo, ma mi sono reso conto che in realtà per molte donne quella sembra essere una condizione data per certa, a tratti perfino normale. E come dargli torto? La prevalenza di questo comune disturbo ginecologico sembra variare molto, ma può arrivare fino all’81% (fonte: PubMed), con una percentuale di dolori forti o molto forti che raggiunge il 15% delle donne coinvolte (fonte: PubMed), rendendo quindi estremamente comune il pensiero (errato) secondo il quale debba essere un dolore con il quale convivere, non importa cosa tentino di fare.

Questo approfondimento nasce quindi per tutte quelle ragazze o donne che ancora non si sono rassegnate, ancora in cerca di soluzioni valide nella gestione di questa dolorosa situazione. 

C’è dolore…e dolore.

Intanto, facciamo ordine: i dolori mestruali non sono tutti dello stesso tipo. Se alla base di questi dolori c’è una patologia d’organo (per es. endometriosi, cisti ovariche…) allora parleremo di dismenorrea secondaria (DS). Se invece non c’è una vera e propria patologia in corso, allora parleremo di dismenorrea primaria (DP). 

Mentre la DP insorge tendenzialmente entro 6-12 mesi dal menarca (prima mestruazione), e comunque di solito entro i vent’anni, la DS tende a presentarsi in donne più adulte che precedentemente non presentavano quella sintomatologia (fonte: PubMed).

Dismenorrea primaria
Dismenorrea secondaria
Sintomi

Nausea, vomito, diarrea, gonfiore alle gambe o all’addome, tensione al seno, mal di testa e mal di schiena.

Tutti o alcuni della DP più:

  • Mestruo lungo e/o abbondante
  • Perdita di sangue tra i due mestrui o dopo un rapporto
  • Dolore durante i rapporti

Dei due gruppi, la dismenorrea primaria nelle giovani risulta nettamente più frequente: solo il 10% di adolescenti e giovani adulti con diagnosi di dismenorrea presentano una DS (fonte: PubMed). 

Perché si ha dolore nonostante la mancanza di una patologia?

La causa alla base della dismenorrea primaria è ancora discussa in ambito scientifico, e non è del tutto certa. Tuttavia, è stato dimostrato che l’aumento del livello di prostanoidi (ossia quelle molecole coinvolte nei processi infiammatori)rilasciate dall’endometrio uterino durante la mestruazione gioca un ruolo importante. Questo succede perché il rilascio di queste sostanze causa una contrazione alterata dell’utero, con conseguente calo dell’afflusso di sangue locale, ed un aumento della sensibilità dei nervi periferici (fonte: PubMed).

Non si può fare proprio nulla?

Premesso che:

  • L’inquadramento di questa condizione spetta unicamente al medico, l’unico professionista in grado (ed autorizzato) a porre diagnosi;
  • La dismenorrea secondaria prevede una gestione prettamente medica (chirurgica e non) e quindi non verrà sviluppata nell’articolo;

Normalmente, la dismenorrea primaria viene trattata con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS, come per esempio l’OKI, l’aspirina o il buscofen) e contraccettivi ormonali, che permettono di rilassare i muscoli uterini e, di conseguenza, di alleviare il dolore mestruale. 

Sono soluzioni efficaci per alleviare il dolore mestruale? Sì! Sono piuttosto efficaci, come dimostrano innumerevoli studi, anche piuttosto recenti (fonte: PubMed). 

Sfortunatamente però, questi trattamenti mostrano un tasso di fallimento del 20-25% (fonte: PubMed), oltre ad un’ampia gamma di effetti collaterali (fonte: PubMed) che includono sia eventi avversi di tipo neurologico (come mal di testa, confusione, instabilità) e di tipo gastro-intestinale (per esempio, nausea). Questo fa sì che questo tipo di approccio sia controindicato in situazioni di problemi gastro-intestinali (fonte: Ncbi). Alcuni di questi farmaci poi, precedentemente dimostratisi efficaci in caso di dismenorrea, sono stati ritirati dal mercato in varie nazioni per dubbi sulla sicurezza cardiovascolare (fonte: Ncbi).

Non stupisce quindi che il mondo medico si stia guardando attorno in cerca di soluzioni alternative, che permettano di migliorare la qualità di vita ed alleviare il dolore in caso di dismenorrea primaria. 

Cosa può offrire l’osteopatia?

Nonostante la mancanza di una risposta definitiva (come del resto spesso accade in medicina), la ricerca in campo osteopatico comincia a dare i primi frutti: sembrerebbe infatti che, in seguito a trattamento osteopatico, avvengano delle modifiche nei livelli di bio-marcatori del dolore e dell’infiammazione, come nel caso di serotonina e prostaglandine. (fonte: PubMed).

Sembrerebbe che, potendo modulare meglio quei marcatori associati all’infiammazione, la riduzione del dolore mestruale possa dipendere proprio dai meccanismi antinfiammatori innescati dal trattamento manipolativo osteopatico (TMO).

Inoltre, un recente studio (fonte: researchgate.it) ha investigato l’efficacia del trattamento manipolativo osteopatico (TMO) rispetto ad un tocco leggero (Light-Touch Treatment, o LTT) nell’influenzare il livello del dolore mestruale, la qualità della vita e i fattori correlati alle mestruazioni in pazienti con dismenorrea primaria.

In cosa consiste un trattamento osteopatico per la dismenorrea?

Questo è forse il punto più importante: il trattamento osteopatico – per definizione e principi – non è rivolto alla singola affezione, quanto più a identificare quelle aree e strutture corporee che esprimano una disfunzione nel movimento, chiamata più propriamente disfunzione somatica (se vuoi sapere di più, puoi guardare anche qui).  

Il bagaglio di tecniche manuali in un trattamento osteopatico è estremamente ampio, e tutte sostanzialmente indolori ed estremamente sicure. È molto importante che questo studio abbia quindi seguito la vera modalità di valutazione e trattamento fatta nella realtà di tutti i giorni perché, come ripeto sempre, in osteopatia non esistono protocolli predeterminati da “appiccicare” alle persone.

Un netto miglioramento

I risultati dello studio sono stati evidenti: i pazienti del gruppo che avevano ricevuto il TMO, diversamente da quelli del gruppo LTT, sono significativamente migliorati, sia dal punto di vista della diminuzione dell’intensità del dolore mestruale che del miglioramento della qualità di vita. Inoltre, i soggetti sottoposti a trattamento manipolativo osteopatico hanno mostrato una diminuzione statisticamente significativa dell’assunzione media di antidolorifici FANS, così come delle ore di assenza da scuola/lavoro e dei sintomi legati al ciclo mestruale. 

Perché è interessante

Nonostante il campione preso in considerazione sia limitato e non rappresentativo dell’intera popolazione affetta da dismenorrea primaria, questo studio ci suggerisce di continuare ad indagare in questa direzione: oltre alla diminuzione del dolore, il TMO potrebbe limitare l’utilizzo di farmaci FANS e dei suoi potenziali effetti collaterali, oltre a ridurre l’enorme impatto socioeconomico dovuto alle assenze da lavoro o da scuola causate dalla dismenorrea.

Un ultimo consiglio:

Sapevi che sia la vit. B1 che il magnesio si sono dimostrati piuttosto promettenti nel mitigare i sintomi della dismenorrea primaria e secondaria (fonte: cochranelibrary.com)? Parlane con il tuo medico!  

Mini-Glossario:

Questo articolo contiene termini più specifici che possono risultare difficili, per questo ti riporto in breve una loro definizione!

  • Dismenorrea: termine medico che indica i dolori mestruali.
  • Dismenorrea primaria: dolore durante il mestruo non riconducibile ad una patologia ben precisa.
  • Dismenorrea secondaria: dolore durante il mestruo riconducibile ad una patologia d’organo, per es. a carico dell’utero o delle ovaie.
  • Endometriosi: patologia dove l’endometrio, la mucosa che normalmente riveste la cavità uterina, si trova all’esterno dell’utero.
  • Cisti ovariche: sacche ripiene di liquido, di dimensioni varie, che si formano in uno o entrambe le ovaie. Frequenti, quasi sempre benigne.
  • Prostanoidi: molecole coinvolte nei processi infiammatori.
  • Bio-marcatore: indicatore biologico, biochimico o genetico che possiamo mettere in relazione sia con la comparsa che con lo sviluppo di una patologia.
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